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Chi accede o ha avuto accesso a Netflix tramite l’offerta commerciale “Intrattenimento Plus” di Sky Italia potrebbe incontrare difficoltà nell’ottenere eventuali rimborsi legati agli aumenti di prezzo. Ciò dipende dal fatto che le condizioni contrattuali di Sky derogano parzialmente a quelle di Netflix. In particolare, non si applica la clausola di Netflix sugli aumenti unilaterali, dichiarata vessatoria dal tribunale di Roma. Questo rende più complesso contestare gli aumenti di prezzo nel rapporto mediato da Sky. Inoltre, il pagamento dell’abbonamento viene gestito e fatturato direttamente da Sky.
Il rimborso resta invece possibile per chi ha avuto un rapporto diretto con Netflix nel periodo 2017-2024 prima o dopo l’adesione all’offerta Sky. Per fare un esempio: ipotizziamo che il signor Rossi abbia sottoscritto un abbonamento direttamente con Netflix nel 2016 e poi, dal dicembre 2019, abbia sottoscritto l’offerta “Intrattenimento plus” di Sky accedendo così tramite Sky ai servizi di Netflix: in questo caso potrebbe avere diritto al rimborso dell’aumento applicato nel 2017, quando ancora il rapporto era diretto con Netflix. Se il signor Rossi ha receduto dall’offerta di Sky nel 2020 e riattivato il servizio direttamente con Netflix potrà anche chiedere la restituzione degli aumenti attuati nel 2021 e 2024.
Movimento Consumatori consiglia agli utenti che accedono o hanno avuto accesso a Netflix tramite Sky di cercare e conservare tutta la documentazione contrattuale e le fatture emesse da Netflix e/o da Sky per facilitare le verifiche necessarie per la possibile adesione alla class action che MC ha intenzione di avviare se Netflix non rimborserà spontaneamente tutti i clienti interessati dagli aumenti illegittimi.
Per approfondire:
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