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Che cosa è una RSA?
Una RSA, acronimo di Residenza sanitaria assistenziale, è una struttura destinata alla cura e all’assistenza dei malati (prevalentemente anziani) non autosufficienti. È accreditata con il Servizio sanitario nazionale e può essere gestita direttamente dal SSN o da enti pubblici, oppure da gestori privati che operano in regime di accreditamento istituzionale, in nome e per conto dell’ente pubblico.
Non la trovo nella mia Regione, si chiama in tutta Italia così?
No, purtroppo, la RSA non si chiama così in tutta Italia: tipologie simili sono le CRA (Casa residenza per anziani non autosufficienti, in Emilia-Romagna), le RP (Residenza Protetta, Liguria). Il termine Casa di riposo è, invece, diffuso nel linguaggio comune, ma non indica una precisa struttura, può indicare strutture destinate ad anziani autosufficienti o con bisogni assistenziali differenti.
Che cos'è la quota sanitaria della retta RSA?
È la parte del costo dell'assistenza residenziale che compete al Servizio sanitario nazionale (SSN), non può mai essere al di sotto del 50% dell’importo complessivo della retta. La parte restante è chiamata "quota alberghiera" o "quota assistenziale" ed è carico dell’utente ricoverato, fatta salva la sua impossibilità di pagare, stante la sua situazione economica ai fini Isee.
Chi ha diritto alla copertura sanitaria in RSA?
Le persone non autosufficienti che necessitano di prestazioni sanitarie e sociosanitarie comprese nei Livelli essenziali di assistenza (LEA). La valutazione deve considerare le condizioni cliniche, il grado di non autosufficienza e i bisogni assistenziali della persona. Il riconoscimento della quota sanitaria non è legittimamente subordinabile a criteri socio-economici o patrimoniali dell’utente.
È vero che il Servizio sanitario deve pagare il 50% della retta RSA?
L'articolo 30, comma 2, del DPCM 12 gennaio 2017 stabilisce che i trattamenti estensivi di cura e recupero funzionale sono interamente a carico del SSN. Per i trattamenti di lungo assistenza, recupero e mantenimento funzionale, la norma prevede invece una copertura sanitaria pari al 50% della tariffa giornaliera.
Questa percentuale riguarda la tariffa prevista per i trattamenti disciplinati dalla norma: non significa che qualsiasi ricovero in RSA debba essere automaticamente finanziato per il 50%, indipendentemente dalla natura delle prestazioni, ma questa è per legge la quota minima di copertura del SSN.
Chi deve garantire la quota sanitaria: la RSA, il Comune o l'Asl?
La responsabilità va distinta in base alle rispettive competenze:
- ASL e Servizio sanitario regionale: valutazione e finanziamento delle prestazioni sanitarie dovute secondo le modalità previste dalla normativa nazionale.
- Regione: programmazione, organizzazione e finanziamento del sistema sanitario regionale.
- Comune o ente gestore dei servizi sociali: eventuale integrazione della quota sociale, secondo la normativa nazionale Isee.
- RSA: erogazione delle prestazioni previste e rispetto degli accordi con il servizio sanitario e delle regole sulla retta.
Se l’Azienda sanitaria non riconosce la copertura del 50% (quota sanitaria) per il mio parente ricoverato, cosa faccio?
Il diritto alla quota sanitaria in RSA, indipendentemente dalla situazione economica e sociale di chi è ricoverato è un diritto esigibile. Tutte le Regioni hanno normato criteri selettivi di accesso a tale prestazione: si tratta di strumenti che vogliono negare la quota sanitaria che è un Livello essenziale delle prestazioni, LEA. Verificate le condizioni cliniche del caso, si può procedere legalmente per ottenere la quota sanitaria negata.
Quali sono le rette delle RSA, esiste un tariffario nazionale?
No, non esiste un tariffario nazionale. Le rette delle RSA sono indicativamente di 100 euro al giorno (retta totale), con situazioni nelle quali il costo è decisamente più alto per extra rispetto alla retta base. Nei casi in cui il ricovero è in convenzione con l’Asl (in alcune realtà anche detto “ricovero contrattualizzato”) il Servizio sanitario regionale è tenuto a coprire il 50% della retta.
Se una persona è malata di Alzheimer o da una grave malattia cronica, deve pagare la quota alberghiera?
La diagnosi, da sola, non determina automaticamente l'esenzione dalla quota alberghiera. Occorre valutare le prestazioni effettivamente necessarie e il loro carattere sanitario o sociosanitario.
Quando le prestazioni sanitarie e assistenziali sono inscindibilmente connesse, oppure quanto viene riconosciuto che le prestazioni erogate all’utente sono sociosanitarie "ad elevata integrazione sanitaria" ricorrono i presupposti riconosciuti dalla normativa e dalla giurisprudenza e può essere contestata la richiesta di addebitare all'ospite l'intera quota sociale. È sempre bene rivolgersi ad un legale in questi casi e avere una certificazione clinica dettagliata del caso.
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