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Ricoveri in RSA totalmente gratuiti: solo per i malati di Alzheimer? A quali condizioni? Con quali percorsi per far valere il diritto?
La Corte di Cassazione ha confermato con alcune ordinanze che le rette per i ricoveri in RSA di malati per i quali la componente sanitaria e quella assistenziale delle cure sono intrinsecamente connesse, sono a totale carico del Servizio sanitario nazionale, senza limiti di durata. La questione non riguarda solo i malati di Alzheimer in stadio avanzato, ma anche coloro che sono in stato vegetativo permanente o affetti da gravi patologie neurologiche cronico-degenerative.
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto con un pacchetto di ordinanze depositate dalla Prima Sezione Civile. Con l’ordinanza 16601 del 27 maggio 2026 la Cassazione ha confermato il diritto di un paziente in stato vegetativo alla gratuità totale e ha ordinato all'Azienda Sanitaria (Azienda Ulss 9 Scaligera) la restituzione di oltre 129.000 euro versati dalla famiglia a titolo di compartecipazione (quota alberghiera) alle spese di ricovero.
Con l’Ordinanza 16603, anche questa del 27 maggio 2026, la Corte ha ordinato il rimborso di oltre 53.000 euro agli eredi di una malata di Alzheimer in fase avanzata: nell’ordinanza i giudici hanno chiarito che, data la natura intrinsecamente degenerativa dell'Alzheimer, il bisogno di prestazioni sanitarie ad elevata integrazione è evidente di per sé e non richiede necessariamente la prova formale di un piano terapeutico specifico.
Con ordinanza 16188 del 25 maggio 2026 (Seconda Sezione Civile) un ulteriore caso analogo deciso in quegli stessi giorni, relativo sempre a un paziente con Alzheimer grave ed epilessia. La Corte ha rigettato il ricorso della RSA che pretendeva il pagamento delle rette dalle figlie, confermando la nullità dell'accordo di ricovero per difetto di causa.
In definitiva, i recenti pronunciamenti confermano che le rette di ricovero nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) per i malati di Alzheimer in stadio avanzato, in stato vegetativo permanente o affetti da gravi patologie neurologiche cronico-degenerative, devono essere interamente coperte dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Viene quindi scardinato il consolidato meccanismo della compartecipazione alla spesa, che vedeva il costo delle rette diviso a metà: il 50% (quota sanitaria) a carico dell’Azienda sanitarie e il restante 50% (quota alberghiera) addebitato al paziente o ai suoi familiari. Quando la componente sanitaria e quella assistenziale sono intrinsecamente connesse, la retta è gratuita. Il cuore del ragionamento dei giudici: nei pazienti affetti da demenze severe o patologie neurodegenerative acute, ogni singola attività quotidiana - dall’alimentazione all’igiene personale, fino alla vigilanza continua - non è un semplice servizio "alberghiero", ma una componente essenziale e attiva della terapia medica e assistenziale.
In questi quadri clinici complessi, l’aspetto prettamente sanitario e quello assistenziale si fondono a tal punto da essere indistinguibili. Non è perciò giuridicamente sostenibile scindere artificialmente la quota alberghiera per fatturarla all’utente, o addirittura ai famigliari. Laddove il trattamento clinico richiede anche attività assistenziali connesse e necessarie, l’intera prestazione assume natura sanitaria e deve essere garantita gratuitamente dallo Stato, in quanto espressione del diritto fondamentale alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione.
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